L’assedio di Firenze

Per restituire Firenze ai Medici, papa Clemente VII e l’imperatore Carlo V assediano la città, che resiste fino all’estate del 1530, prima di essere consegnata dal suo stesso generale.

In breve

Data
1529 – 1530

Cacciati da Firenze nel 1527, dopo il sacco di Roma, i Medici trovano un alleato inatteso: l’imperatore Carlo V in persona. Riconciliatosi con Clemente VII, si impegna con la pace di Barcellona, il 29 maggio 1529, a restaurarli. Nel febbraio 1530, a Bologna, il papa lo incorona imperatore.

La Repubblica si prepara alla guerra. Il 16 aprile 1529 affida il comando di tutte le sue truppe, a cavallo e a piedi, a un condottiero perugino, Malatesta Baglioni. L’esercito imperiale viene a porre l’assedio alla città.

A Firenze la piccola Caterina de’ Medici, trattenuta in ostaggio dal 1527, si trova nel convento di Santa Lucia all’inizio dell’assedio. Questi anni di guerra civile la segnano profondamente.

Il 12 agosto 1530 Baglioni cambia campo: rivolge i cannoni contro la città e apre agli imperiali la porta San Pier Gattolino, l’attuale Porta Romana. Firenze deve capitolare. Come prezzo del tradimento gli vengono promesse signorie in Umbria.

Il papa affida la città ad Alessandro, che nel 1532 diventa duca ereditario: la Repubblica fiorentina è finita. Per tenere la città fa costruire la Fortezza da Basso.

Una trentina d’anni dopo, Giorgio Vasari e Giovanni Stradano dipingono l’assedio nella sala di Clemente VII di Palazzo Vecchio: una veduta di Firenze accerchiata dagli accampamenti imperiali.

Immagine: Giorgio Vasari e Giovanni Stradano · Public domain · Fonte