La congiura dei Pazzi

Una domenica, durante la messa, nella cattedrale di Firenze, alcuni congiurati tentano di abbattere in un colpo solo Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano.

In breve

Data
26 aprile 1478

Il complotto è ideato da Francesco de’ Pazzi, detto Franceschino, membro di una grande famiglia di banchieri, dall’arcivescovo Francesco Salviati e da Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV. Il papa, il re di Napoli e il duca d’Urbino, Federico da Montefeltro, li sostengono.

Domenica 26 aprile 1478, durante la messa in cattedrale, a un segnale convenuto, subito dopo la comunione del sacerdote, i congiurati aggrediscono i due fratelli, che stanno ciascuno in mezzo ai propri amici. Giuliano cade sotto i colpi di Bernardo Bandini Baroncelli e di Franceschino Pazzi. Lorenzo, ferito, si rifugia in una sacrestia, poi rientra a casa.

Nello stesso momento l’arcivescovo Salviati, con Jacopo de’ Pazzi, tenta di impadronirsi del palazzo della Signoria, l’attuale Palazzo Vecchio. Viene respinto. La vendetta è immediata: l’arcivescovo, suo fratello e Franceschino Pazzi sono giustiziati il giorno stesso, con una trentina di altre persone.

Giuliano è sepolto in San Lorenzo il 30 aprile. Il 1° giugno Sisto IV scomunica Lorenzo, poi colpisce Firenze con l’interdetto il 20 giugno. La guerra che segue contro il papa e il re di Napoli finisce solo dopo un viaggio audace: Lorenzo si reca di persona a Napoli, dove negozia dal 18 dicembre 1479 al 27 febbraio 1480.

Per salvare il banco, Lorenzo attinge più di 53.000 fiorini dall’eredità dei giovani cugini, i figli di Pierfrancesco: la contesa metterà a lungo i due rami della famiglia l’uno contro l’altro. Quanto al figlio naturale di Giuliano, nato un mese dopo la sua morte, diventerà papa con il nome di Clemente VII.

Immagine: Leonardo da Vinci · Public domain · Fonte