Giuditta e Oloferne
Commissionata dai Medici per il giardino del loro palazzo, la Giuditta di Donatello viene loro confiscata nel 1495 e diventa un emblema della libertà di Firenze.
In breve
- Autore
- Donatello
- Data
- c. 1457 – 1464
Cosimo il Vecchio e il figlio Piero la commissionano verso il 1457, quando la famiglia si trasferisce nel nuovo palazzo di via Larga: deve rispondere, nel giardino, al David del cortile. Il bronzo è al suo posto nel 1464.
Donatello inventa una composizione senza precedenti: invece di mostrare l’eroina biblica con la testa mozzata in mano, coglie l’azione mentre si compie. In piedi, Giuditta alza la spada, pronta a sferrare il colpo fatale al generale assiro Oloferne, stretto tra le sue gambe.
Due iscrizioni la accompagnavano: un distico dell’umanista Gentile Becchi e un testo in prosa a gloria di Piero, il committente. Si è creduto a lungo che ornasse una fontana, per via dei fori agli angoli del cuscino; l’ultimo restauro non ha trovato alcuna traccia di condutture d’acqua.
Nel 1495, dopo la caduta dei Medici, la Repubblica la confisca e la colloca davanti a Palazzo Vecchio, all’angolo della ringhiera, la tribuna di pietra del palazzo. Un’iscrizione repubblicana, datata 1495, sostituisce quelle dei Medici.
Passa poi sotto la Loggia dei Lanzi, quindi torna davanti al palazzo. Danneggiata dalle intemperie, all’esterno è sostituita da una copia e l’originale raggiunge nel 1988 la Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio.
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Immagine: Miguel Hermoso Cuesta · CC BY-SA 4.0 · Fonte

