Cosimo il Vecchio
Il banchiere più ricco del suo tempo, Cosimo il Vecchio fa dei Medici i padroni di Firenze senza mai portarne il titolo.
In breve
- Nascita
- 1389
- Morte
- 1464
- Ruolo
- Signore di Firenze, «padre della patria»
- Genitore
- Giovanni di Bicci
- Coniuge
- Contessina de’ Bardi
- Figli
- Piero il Gottoso
Nato a Firenze il 10 aprile 1389, figlio primogenito di Giovanni di Bicci, frequenta in gioventù la cerchia degli umanisti fiorentini. Verso il 1415 sposa Contessina de’ Bardi, da cui ha due figli, Piero e Giovanni. Già dal 1420 il padre lascia a lui e al fratello Lorenzo la direzione del banco.
La sua potenza inquieta l’oligarchia guidata da Rinaldo degli Albizzi. Il 5 settembre 1433, convocato nel palazzo dei Priori, l’attuale Palazzo Vecchio, viene subito arrestato e imprigionato, poi condannato all’esilio, che trascorre a Venezia.
Nel settembre 1434, un anno esatto dopo la condanna, una nuova assemblea favorevole ai Medici lo richiama. Rientra a Firenze; i suoi avversari vengono esiliati a loro volta.
Per trent’anni domina la Repubblica senza cambiarne le istituzioni: è gonfaloniere di giustizia solo due volte, nel 1435 e nel 1439. All’esterno, la sua alleanza con Francesco Sforza, divenuto duca di Milano, porta alla pace di Lodi, nel 1454.
Nel 1439 Firenze ospita il concilio che tenta di riunire le Chiese d’Oriente e d’Occidente, in gran parte a sue spese. Accoglie il filosofo Marsilio Ficino nella sua tenuta di Careggi; Ficino gli offre in cambio la sua traduzione latina di Platone.
Mecenate, rifiuta il progetto di Brunelleschi per il suo palazzo e affida il cantiere a Michelozzo. Fa ricostruire il convento di San Marco, per le cui celle sceglie come pittore il Beato Angelico. Donatello è il suo artista prediletto: il David in bronzo è creato per lui.
Muore nella sua villa di Careggi il 1° agosto 1464. Nel marzo 1465 un decreto della città lo onora del titolo di «Padre della patria». Gli succede il figlio Piero.
Fonti · Il nostro metodo
Immagine: Pontormo · Public domain · Fonte

